NEVE FRESCA
Primi anni ’60
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Otto Lorenz, Presidente dello Sci Accademico Austriaco, Consigliere F.I.S., Presidente del O.S.V. e Leo Ceschi Presidente Nazionale del S.A.I., avevano frequenti contatti di amicizia e di sport. Bruno Haid, Primario a Innsbruck, ex atleta della Squadra Universitaria di sci austriaca, fu galeotto e ci mise la baita nella Ötztal. Lo sci era tratto! |
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HOCHGURGL
Ha Ha!
Due righe su Hochgurgl?
Impossibile.
Scrivere di Hochgurgl richiede logica, parole messe assieme... argomento per provarci, butti via la penna e guardi il calendario.
Quanto manca per Hochgurgl? Vedo una cartolina inviata agli abbandonati.
Come definire il fatto: skiparadies - Wurmkogel - firn - sole - frizzantino di Valdobbiadene - montagne splendide - discese strepitose - sole - crema solare - speck - ancora firn - cipolla (molta cipolla) - chitarrate al sole - armonica - sfottò in ogni lingua - Aldo Tommasini - jodler - niente filetto - olive ascolane - estote parati ...
Tutti dovrebbero avere un Hochgurgl nella loro vita e staccare dalle gomitate assurde di ogni giorno.

Ma pochi hanno un Bruno Haid.
Il vangelo secondo "San Silvio” si apre con le parole: “Nell’Ötztal in principio era Bruno e Bruno era appresso a Dio”.
Per nostra fortuna Bruno era anche appresso al S.A.I..
Con la sua Hütte, i suoi cavalli blasonati (una Haflinger sta prolificando tra i terremotati del Friuli, regalata a loro dal Bruno), le sue vacche, le sue trote, i suoi skilift, la sauna e la tromba - la maledetta - che ci sveglia dopo notti sempre troppo brevi e mai tranquille (c’è magari da sentire il gallo cedrone in amore o da fare una Königstal all’ora giusta).
Favolosa Hochgurgl, guerra scomoda ma bella, contro la stanchezza e il fegato, contro Graziano, contro gli anni che passano, contro l’onda nera di piena (prevale il Merlot) che bagna e rinnova al primo di Maggio la favola bella dell’ultima neve di primavera.
Firmato: LA MARCHESA
NEVE DA RICORDARE - Lo Sci Accademico Italiano nella Ötztal
(Articolo “Neve da ricordare” , scritto da Gianni Dalmasso e tratto dalla rivista di Rolly Marchi LA BUONA NEVE)
Quando l’inverno, facendosi da parte per lasciare il passo alla primavera, veste ancora di bianco i pendii montani dell’alta Valle dell’Ötz, quando nei prati bassi il bucaneve, attraverso il manto candido, innalza vivace nel cielo i suoi petali indaco, la neve, cotta dal sole e gelata dalla luna, si trasforma.
È il “firn” tirolese, la “trasformata” aostana, il “corn” americano. E l’alta montagna, per i “connaisseurs”, tutta, diventa un’unica e sconfinata pista, un tappeto inebriante.
Bruno Haid aveva lassù a Hochgurgl una Haus tutta di legno, acquistata nei primi anni sessanta. Era una robusta costruzione, adibita in origine ad abitazione della manodopera austriaca che portò a termine nel luglio del 1959 i lavori della Timmelsjochstrasse. Oggi è non più riconoscibile, mutata com’è nel moderno Hotel Wurmkogel.
Bruno Haid fu studioso impegnato della scienza della rianimazione, branca della medicina che si occupa del ripristino delle funzioni vitali compromesse temporaneamente dall'insorgenza di una malattia acuta o di un evento traumatico.
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| Bruno Haid ( 1915 - 1997) | Wurmkogelhaus sotto la nevicara del maggio 196 |
Ebbe il merito e l’entusiasmo di istituire negli anni ’50, prima in Europa, la cattedra di Anestesia e Rianimazione Critica presso la Clinica universitaria chirurgica di Innsbruck.
Su questa delicata questione nel 1957 fu consultato da Papa Pio XII per esprimere il suo parere in risposta ad alcuni importanti quesiti di ordine umano e morale.
Fu forte sciatore, campione universitario, rocciatore, uomo di ferme convinzioni.
All’appressarsi del 1° di Maggio, suo compleanno, amava circondarsi di amici e, Leo Ceschi e Giangi Isotti ambasciatori, invitava un gruppo di Saini. Questo incredibile ed entusiastico rito si sarebbe reiterato per quasi vent’anni consecutivi.
IERI
«Eccoli, arrivano!»
Dalla terrazza dell’Hotel Vittoria in Piazza Stazione a Bolzano - luogo scelto per il raduno della carovana - salutammo col calice levato gli amici del SAI Trieste e Vicenza che emergevano festosi dalle auto, i tetti carichi di sacche sci legate con vecchie "longues lanières".
Era il 28 aprile del 1967, venerdì memorabile.
Stavamo per partire alla volta della Ötztal, per un rendez-vous sciistico di quattro giorni.
Assaporato lo “spritz” e lasciata Bolzano, la carovana risalì la statale verso il Passo del Brennero, dove, allora frontiera, i doganieri austriaci sgranarono tanto d’occhi quando dichiarammo gran quantità di vino, di grana e gorgonzola, di olive ascolane, salami ed altro, ma, ammiccanti, ci diedero il loro placet al palesare che saremmo stati ospiti del “Pròfessor” Bruno Haid a Hochgurgl.
L’anno dopo, allestito un pass con data e meta da applicare sui parabrezza, fu tutto più semplice.
Grazie all’Autostrada del Brennero, portata a termine nel suo tratto più impegnativo, quello tra Chiusa e Bolzano, e aperta definitivamente nell’aprile del 1974, la nostra spedizione annuale fu resa ancor più “scorrevole” ed il raduno fu definitivamente spostato all’Hotel Drei Mohren di Ötz, all’imbocco dell’omonima valle.
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| Agnes Haid oggi ultranovantenne | Il pass |
La proprietaria, la simpaticissima e frizzante sorella di Bruno, ci accolse acclamando eccitata «Die Italiener! Die Akademiker!» e ci invitò a brindare solennemente a suo fratello. A quel punto eravamo già discretamente “carburati”.
Ricordo qualcuno, alla guida di una VW “maggiolino”, sacca legata al portascì posteriore, poi scivolata sul tubo di scappamento, essere arrivato all’appuntamento con la soletta di uno sci completamente fusa! Ricordo un Mario Agnoli, cipiglio dei migliori, mani sui fianchi, incazzato nero, inveire al fratello Carletto responsabile di cotale danno!
L’attimo fu immortalato dalla Nikon di Silvio Bos, con il commento “Alpini sciatori reparto lanciafiamme”.
Arrivammo a pomeriggio inoltrato.
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Giangi Isotti, Bruno Haid, Leo Ceschi,Gianni Dalmasso, Giovanni Capnist, Hans Marberger, Mario Agnoli |
1967 sulla terrazza: da sx: Giulio Olivotto con chitarra, Hans Marberger, Giuseppe Janesich, Peter Koellensperger, Mimina Ceschi, Gianni Dalmasso, Betti Dolcetta, Bruno Haid, Angiola Capnist, Franco Barbieri, Mario Agnoli, Franco Giacomelli, Leo Ceschi, Vincenzo Priori, Gianguido Isotti con chitarra. Fotografo: Giovanni Capnist. |
Sulla terrazza della Wurmkogelhaus, fummo gagliardamente abbracciati dal granitico Bruno, e immediati e festosi principiarono i brindisi all’ amicizia, con il tramonto del maggio imminente a farci da cornice. Il dopo cena vide alcuni accanirsi nel gioco della morra, altri immersi nei ricordi richiamare alla mente ilari aneddoti, altri romanticamente intonare canti montani.
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Bevute abbondanti. Notti troppo brevi!
Alle prime luci dei mattini seguenti - notte fonda per troppi di noi! - Bruno ci diede la sveglia col corno da caccia. Tre suoni prolungati.
Sciamando dalle stanze ci precipitammo, chi già vestito chi ancora in pigiama, affamati ai tavoli delle colazioni. Poi in terrazza ad infilarsi scarponi, a ritoccare solette con la sciolina giusta.
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Adriano Guarnieri (maglione rosso fuori ordinanza; Giochi olimpici invernali di Garmisch-Partenkirchen 1936); aveva miscele segrete |
Vorderer Wurmkogellift II |
Era tutto organizzato. Con i due skilift Wurmkogel, a pochi metri dalla casa, da quota 2000 si saliva veloci in alto a quota 2700, oppure con alcune macchine ed un vecchio pullmino VW si raggiungevano gli impianti più lontani. Il bello venne dopo, quando sapientemente guidati da Bruno, sci in spalla sul “ firn” o con le pelli di foca sulla fresca, guadagnammo con gioia e soddisfazione in due o tre ore una delle tante e stupende cime che maestose incorniciavano la valle.
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Cristina Bortolotti, in salita verso la Koenigspitze |
Tracce |
E poi … giù a perdifiato!
Inebriati, dietro a Bruno, incidemmo le nostre tracce volgendoci a rimirarle orgogliosi nei rari momenti di pausa: «quella è la mia!».
Garantiti sempre almeno mille metri di dislivello, nelle invernate migliori fino a millecinquecento milleseicento.
E la neve.
Dall’alto in giù la sciammo tutta, farinosa, crostosa, gessata, a lastroni, ventata, pappa, marcia vuota sotto, a volte anche polvere, fresca e soffice, appena scesa o cadente.
Le escursioni più significative e le discese più entusiasmanti sono state a Obergurgl le salite > discese: Wurmkogel 3082 > Timmelstal, Königskogel 3055 > Königstal, Festkogel 3035 > Gaißbergtal, Hohe Mut 2660 > Rootmostal, Ramolkogel 3350 > Ventertal;
a Sölden: Karleskogel 3108 > Rettenbachfernertal, Innere Schwarze Schneide 3370 > Tiefenbachtal, Gaislachkogel 3058 > Gaislachtal.
Neve da ricordare.
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Timmelstal |
Rettenbachferner - il gruppo in pausa |
Una gita al giorno, perché fra trasferimenti, impianti, ascesa e discesa, tre quattr’ore ci volevano tutte! Poi ci aspettava la “terrazza”, addosso una sana spossatezza, i piedi scalzi che gioia, un bicchiere di vino a tacitare la sete, formaggio e speck a tenere a bada l’appetito. E i commenti, salaci, gli sfottò, l’indice puntato verso chi si era “ribaltato” con più stile.
E così per quattro giorni, quanto lungo - ma breve! - fu il ponte di quel primo di maggio.
L’ultima sera, immancabile e tradizionale, fu tempo del cabaret SAI.
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Aldo Tommasini, Bruno Haid, Mario Agnoli |
Aldo Tommasini, versione Ötzi |
Memorabile sulla strada del ritorno, il lunedì, ospiti di Hans Marberger al Restaurant dell’Hotel Taufenberg di Umhausen, fu il pranzo “zu Ehren des SAI”. Ahi! Il sottoscritto, sonnolento per il vin bianco, nella Bahnhofplatz di Innsbruck si addormentò sul cofano della Ford Corsair di Giovanni Capnist e fu bruscamente destato, strattonato e redarguito dal “Polizịst” di turno.
Hans Marberger fu accademico con cattedra di Urologia a Innsbruck, amico-nemico di Bruno Haid. Furono allievi entrambi del Prof. Burghard Breitner e perfezionarono il loro rapporto di amicizia durante la trasferta di studio negli USA. Certo nella Ötztal non potevano coesistere due aquile reali !
Molti altri parteciparono negli anni successivi: Rolly Marchi grande amico di Bruno, Aurelio “Ciccio” Schön, Ada Marchelli, Luisella Agnoli, Giulio Fiocchi e Signora, Silvio Bos e Signora, Robert Eccel, Franzi Staffler, Vinicio Biasi, Mica Moruzzi, Heidi e Toni Tattara, “Gigetto” Lavizzari, Renate Eccel, mia moglie Carla, Carlo Marini, Carlo Agnoli, Giovanni Ceschi, Renato Nesticò, Ruggero Piovene, Maddalena Agnoli, Francesca e Ricky Bortolotti, Rock Prennushi, Gherardo Melloni, Stelio Gicca Palli, Renate Lageder, Max Dubini, Francesco Capnist, Franco Kettmeir, Cristina e Graziano Bortolotti, Peter Stubenruss. E - facile - qualcuno me lo sarò dimenticato.
OGGI
Ma si sa gli anni corrono veloci.
A guardarsi indietro, adesso, sembra una favola irreale.
Inesorabile il tempo è volato e si è portato via molti amici: Guido Parascandolo abitudinario goliarda, Franco Magrini ordinato e puntuale amministratore del SAI Roma, Graziano Bortolotti dagli scherzi imprevedibili, soleva avvertire “estote parati”, Vincenzo Priori il prof., “Gigetto” Lavizzari “per un ciondolo d’or”, Giorgio Bevilacqua “nane”, Giovanni Capnist accademico della cucina, Francesco “Checco” Dolcetta sciatore e velista, Mario Dolcetta, Aldo Toffol reclutato da Giuliano Babini nel ’45 per il novello SAI, Gherardo Melloni sciatore rocciatore alpinista poeta. **
Anche Bruno Haid, amico e ospite meraviglioso, forte e di parvenza immortale, si ammalò.
E noi, in parte, colpevolmente, lo dimenticammo.
Un’ estate salii, attraverso il Timmelsjoch, per abbracciarlo e ascoltare da vicino le sue riflessioni.
Poi la malattia se lo prese del tutto, prese poco dopo anche la sua dolce compagna Margret.
Ora giacciono eterni e abbracciati nel piccolo intimo cimitero di Obergurgl.
Nel tardo aprile del 2005 pensai che dovessimo loro almeno un “saluto”. Anche alla figlia. C’era anche un figlio Bruno, di lui non avevamo più notizie certe.
Così volli radunare un gruppo di amici. Quelli che ci sono sempre, ad ogni appuntamento importante.
Carlo Marini con la sua compagna, Al Melloni, Christl Köllensperger, Giovanni Spazzini, Cristina Bortolotti, Gino Prennushi, Mario Agnoli, Stelio Gicca Palli, Gianguido Isotti, Peter Stubenruss e famiglia, Max Dubini, Aldo Tommasini, Daniela e Luca Travaglio, Giulio e Paola Olivotto, Giovanni Olivotto, Francesco Capnist, Franco Kettmeir, ed il sottoscritto, là nella foto ricordo.
Mina e Leo Ceschi, Silvio Bos erano assenti, più che giustificati: età avanzata e malanni. Molti altri già a far compagnia a Bruno, lassù nelle nevi eterne.
Carmen Haid Riml, assieme al marito ed ai due dolcissimi figli, ci hanno accolto con calore ed affetto.
Il tempo non fu favorevole.
Ci eravamo portati gli sci, il programma prevedeva affascinanti discese, ma furono tre giorni di neve e poi ancora neve.
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| Carmen Haid Riml | Il gruppo |
L’ultimo pomeriggio, nella stube dell’Hotel Wurmkogel, a Carmen Haid fu donato un voluminoso album che raccoglieva tutte (o quasi) le foto dei 18 anni trascorsi assieme a suo padre.
L’album, che raccontava come fosse nata questa fervida amicizia tra Bruno Haid e noi - grazie agli stretti contatti tra Giuliano Babini e Otto Lorenz che avevano gettato un niveo ponte tra il SAI e l’ASCI - era arricchito anche da un suo ritratto a matita disegnato con arte da Silvio Bos, una significativa poesia di Gherardo Melloni alle sue montagne ed una mia affettuosa dedica.
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| a Bruno: Gianni Dalmasso | a Bruno: Gherardo Melloni |
Presentammo anche, commentate su schermo, una lunga serie di foto, più o meno le stesse contenute nell’album.
Carmen Haid, e non solo lei, ha avuto momenti di sincera commozione.

Sabato mattina, nel piccolo e intimo cimitero di Obergurgl, dietro l’antica chiesa gotica, dedicata a San Johannes Nepomuk, in un freddo giorno di neve, posammo, assieme ai nostri pensieri, una corona d’alloro ed un’azzurra fascia dello Sci Accademico Italiano sulla tomba di Bruno e Margret Haid.
** Al momento dello scrivere l’amico Leo Ceschi a Santa Croce era ancora vivo

















