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LA MEMORIA

IL PENSIERO

«Un club che ignora la propria storia, non può avere un domani»

Ideatore e promotore dello Sci Accademico Italiano fu Giuliano Babini, 6 volte Campione Italiano Universitario e “Azzurro” di discesa.

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Era il settembre del 1945; gli animi di tutti erano ancora sconvolti da una guerra dolorosa, i vecchi Circoli sportivi chiusi, la Federazione in lotta contro i preconcetti e le pseudo-democratiche iniziative autonomistiche di questa o quella località, il CUSI in sostanza nella bufera senza organizzazione e programmi.

Fu forte sciatore dello «Sci Club 18» di Roma ed in difesa di esso partecipò ai numerosi Concorsi dello Sci Accademico Svizzero, i cui dirigenti gli diedero l’idea.
Fu colpito dallo spirito che accomunava concorrenti dai 20 ai 70 anni in uno sforzo agonistico ed organizzativo più che naturale, dove gli anziani dai capelli ormai bianchi portavano con disinvoltura il pettorale di gara, tramandandolo poi con la loro passione, via via nei più giovani, come una spirituale consegna, in un’atmosfera di vibrante fraterna amicizia.

«Forte di questo pensiero, preparai uno statuto che sottoposi allora a Milano a pochi qualificati amici. Non erano passate 24 ore, che lo Sci Accademico Italiano era così costituito. Era il 15 settembre 1945. Poi ebbe inizio il mio veloce carosello per l’Italia: con la macchina piena di statuti, programmi, cancelleria di ogni genere corsi a Roma. “Rolly” Marchi sorpreso in Via Veneto tornò a Trento a fondare la prima sezione, Giorgio Fianchetti entusiasta aprì in casa sua la prima sede di Roma, e così “Bubi” Signorelli a Firenze, i Panizza a Brescia, i Santi a Vicenza e poi ancora Mosti e la Signorina Pichini a Venezia, Manfredo e Mario Rasi a Feltre, Aldo Toffol a Bolzano - chissà se le sue figlie lo sanno! - ed infine a Biella Rivetti, Serralunga, White e Giovanni Nasi a Torino»

(dal “Decennale”)

LA MEMORIA

 

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IL CONCORSO

Caro vecchio trentenne Concorso,

ti conosco da tanto tempo ormai, che penso mi sia concesso di darti del tu, come ad un vecchio amico di famiglia. Eri già allora, venticinque anni fa circa, una manifestazione nota e di grande spicco, un punto fermo nel calendario di ogni universitario od ex-universitario.

Le occasioni di incontro sulla neve per misurarsi erano molto meno frequenti di adesso e la fine di marzo, data caratteristica del tuo svolgimento, era attesa e preparata con trepido entusiasmo. Tutti ti volevano bene e ti cercavano: i centri invernali più famosi erano fieri di poterti ospitare. In particolare, Sestriere, Cortina, S. Martino di Castrozza, e, prima ancora, Cervinia e Madonna di  Campiglio; ed era sempre festa grande di sport, di simpatia e di amicizia, il tutto condito con sano spirito goliardico (talvolta un pochino pazzerello).
Solo chi avuto la fortuna di partecipare a quelle edizioni può serbare i ricordi più belli e nitidi degli immancabili, divertentissimi "numeri da circo" che accompagnavano rumorosamente le premiazioni, per tradizione, sempre ricche e fastose.
Il tuo Albo d'Oro si arricchiva ogni anno di nomi altisonanti: in campo maschile da Babini, tuo padre putativo, a Travaglio, da Mueller a Moussat; da Marchelli ad Ansbacher, da Aublin a Riva tra le ragazze. Verga, Stella ... tra i fondisti.
La discesa costituiva sempre la gara più affascinante del tuo denso programma: peccato che problemi tecnici e di tempo te ne abbiano privato. Per fortuna, proprio in quel periodo, Ada Marchelli ebbe l’idea splendida e nuova di ringiovanirti. Con la "Coppa Cuccioli SAI” venisti a stringere in un solo abbraccio concorrenti di ogni età, dai biberon ai matusa. Precorresti così i tempi, dando lo spunto a' nuovi movimenti (giovani e Super 40) che avrebbero poi, separatamente, assunto notevolissima importanza nel campo dello sci agonistico in Italia.

Dopo Brunico, che ti accolse con calore ed entusiasmo, dopo Macugnaga (qualche ombra purtroppo), con l'edizione di San Martino di Castrozza, perfettamente organizzata dal SAI Vicenza, entrasti nel pieno della maturità, inserendoti a buon diritto nel calendario internazionale FISU delle competizioni per universitari. Battesti in quell’anno ogni record di iscrizioni: oltre 600 partecipanti, un trionfo!

Negli anni successivi, alcune difficoltà avrebbero pesato sulla tua riuscita:
1) trovare delle stazioni disposte ad ospitarti ed in grado di soddisfare le esigenze tecniche e di “casino”;
2) stabilire le date di svolgimento in accordo con i calendari internazionali e nazionali e le esigenze di carattere turistico delle sedi più valide;
3) cercare lo/gli sponsor, ­per metterti in grado di supportare i costi sempre più elevati dell’organizzazione.

Ritornasti così a San Martino e poi di nuovo al Sestriere, per prepararti al grande rilancio con le edizioni di Bormio. In particolare conservasti con entusiasmo e soddisfazione il ricordo di quella che ha raccolto il maggior successo: la terza!
Avesti l'onore di tenere a battesimo, in quella primavera del 1974, i Campionati Europei Universitari ed tenesti pienamente fede al tuo prestigio ed al tuo rango di manifestazione d'alto livello. I nomi di Tesar e Derezinski, di Tasgian e di Bohm, che salirono, tra altri, sul gradino più alto del podio, misero in risalto l'altissimo valore tecnico delle competizioni. ­
Avesti poi delle edizioni un po’ in sordina.
La mancanza di neve (Cortina), l'inclemenza del tempo (Piancavallo), la scelta non felice del periodo (San Sicario) tennero lontani molti amici. E furono loro, i concorrenti, la tua linfa vitale, insieme alle molte persone che con passione si adoperarono ad ogni livello perché tutto “filasse via bene”: dai responsabili dell’organizzazione tecnico-logistica, agli annoiati guardiaporte, dai campioni che correvano per vincere agli atleti che parteciparono per puro spirito decubertiniano.

L'esperimento di appoggiarsi alle organizzazioni internazionali delle vacanze, avvenuto nel 1977 a Pila, si rivelò molto interessante, ma anche troppo costoso. La 30ª volta ti presentasti alle luci della ribalta al Tonale, con un’ulteriore innovazione: essere stato inserito anche nel campionato italiano dei "Super 40".
La modifica del regolamento, che forse a qualcuno fece arricciare il naso, a molti parve necessaria per incrementare nella qualità e nel numero, la presenza nelle classi dei veterani.
Il programma arricchito dal Trofeo Cariplo e dal Trofeo Cinzano garantì spettacolo, tono agonistico elevato ad ogni livello, ed anche i tuoi fedelissimi dell'ASCI di Innsbruck, che tennero vivo e consolidarono un legame nato per merito di Otto Lorenz, trovarono pane per i loro denti.
Bruno Haid, Sepp  Sulzberger, Raimund Margreiter, presenti a decine di edizioni e trionfatori in altrettante occasioni, con Herbert Arald, Alt Helmut e Hans Marberger, dovettero battersi al meglio delle loro capacità, per riportare oltre il Brennero, per l’ennesima volta, il trofeo più ambito che premiava la squadra più compatta.

E la tua storia trentennale, caro vecchio Concorso, non finì li.  Quando sabato sera, l’8 di aprile, si spense l’ultima eco del nostro grido di guerra: SCI! SAI ! ecc., e la roca voce di Gigetto non ce la fece più ad emettere le famose note del “ciondolo d'or", a tutti venne la voglia di sapere subito: “dove e quando il trentunesimo?”

Con l'abbraccio affettuoso di un amico e con l’augurio sincero di essere sempre più grande.

                                                                                                                                                           Max Dubini

 

GLI ALBORI DEL S.A.I.

Riguardando la bella pubblicazione curata da Giuliano Babini per il Decennale del S.A.I. e osservando quello che il SAI è dopo trent’anni, ho ­avuto qualche cosa come una folgorazione: in un attimo ho visto tutta la vita e non solo in questo arco di tempo, ma al fuori di esso, prima e dopo.
Ed essi, i Fondatori, li vidi non più limitati ai trenta fotografati, ma a tutti quelli che in quel momento sentivano e pensavano lo Sci in un certo modo, ed erano tantissimi, un foltissimo gruppo di ex studenti, che, dopo aver fatto anche la guerra, vollero tornare a godere della pura pace della montagna e della neve in senso agonistico.
Mi diverte anche l’idea di esemplificare e citare alcuni di questi fondatori potenziali che non compaiono e chiedo perdono ai tanti che anch’io avrò dimenticato.
Franco Barbieri Sacconaghi ad esempio era con noi, e difatti successivamente fu validissimo presidente. Con noi c’era Giorgio Gutris e tale era la sua passione che per qualche anno, dopo la pubblicazione del "Decennale" ebbi personalmente molto da fare per convincerlo e calmarlo per la dimenticanza, e così pure Melloni, Fraschini ...
Comparve invece, ma in quel momento penava ancora prigioniero in Russia, Giulio Fiocchi. Sapevamo che era vivo e che il suo entusiasmo lo legava a noi.

Forse un errore fu quello di non inserire in qualche modo Popi Clerici, Vittorio Castelli, Alberico Pizzoccaro, che dalla guerra non erano più tornati, e così anche Taba Rossi, che aveva perso la vita proprio su una pista di sci.
Purtroppo era doveroso ricordare gli esecutori più o meno materiali della fondazione, e bene fece Babini allora a citare nella sua presentazione anche gli amici Nasi, Rivetti, Guarnieri, Palchetti, Arduini e... che come noi avevano la stessa visione dello Sci.

Ed ora tutto continua con lo stesso spirito, è passata largamente una generazione da allora, sono passati i fratelli minori, sono passati anche alcuni dei figli dei fondatori, ora ci sono i figli che nel ‘45 non erano ancora nati, in un meraviglioso affiatamento e coordinamento con i più anziani. Sono Fraschini, Melloni, Vitali, Antonini ... che compongono uno staff ed una squadra di potenza forse non avuta mai prima.   

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  Quattro colonne dei primi anni: Gigi Antonini, Lallo Righini, Rolly Marchi, Ciccio Schön           Sestrière – 1954  Un magnifico esempio di partenza lanciata.


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                                                            Un gruppo di atleti ed amici che, almeno per dieci anni, sono stati la mente a la forza del SAI - Sestrière - VI Corcorso, 1953                                           

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                  Otto Lorenz, Giuliano Babini,   Carlo Travaglio - Sestrière, 1954 – VII CONCORSO

                                                                          

HOCHGURGL

Ha Ha!
Due righe su Hochgurgl?
Impossibile.

Scrivere di Hochgurgl richiede logica, parole messe assieme... argomento per provarci, butti via la penna e guardi il calendario.
Quanto manca per Hochgurgl? Vedo una cartolina inviata agli abbandonati.
Come definire il fatto: skiparadies - Wurmkogel - firn - sole - frizzantino di Valdobbiadene - montagne splendide - discese strepitose - sole - crema solare - speck - ancora firn - cipolla (molta cipolla) - chitarrate al sole - armonica - sfottò in ogni lingua - Aldo Tommasini - jodler - niente filetto - olive ascolane - estote parati ...

Tutti dovrebbero avere un Hochgurgl nella loro vita e staccare dalle gomitate assurde di ogni giorno.

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Bruno Haid                                                                                                    Timmelstal

Ma pochi hanno un Bruno Haid.
Il vangelo secondo "San Silvio” si apre con le parole: “Nell’Ötztal in principio era Bruno e Bruno era appresso a Dio”.
Per nostra fortuna Bruno era anche appresso al SAI.
Con la sua Hütte, i suoi cavalli blasonati (una Haflinger sta prolificando tra i terremotati del Friuli, regalata a loro dal Bruno), le sue vacche, le sue trote, i suoi skilift, la sauna e la tromba - la maledetta - che ci sveglia dopo notti sempre troppo brevi e mai tranquille (c’è magari da sentire il gallo cedrone in amore o da fare una Königstal all’ora giusta).

Favolosa Hochgurgl, guerra scomoda ma bella, contro la stanchezza e il fegato, contro Graziano, contro gli anni che passano, contro l’onda nera di piena (prevale il Merlot) che bagna e rinnova al primo di Maggio la favola bella dell’ultima neve di primavera.

                                                                                                                                      “La Marchesa”

 

PRESIDENTI

ll Presidente dello Sci accademico Italiano di solito è pazzo.

Pensate che viene eletto da un gruppo di “pazzi” che almeno un paio di volte all'anno, monta in macchine (o in treno, o in aereo) per discutere i problemi del SAI, della FISU, ­degli atleti, del Concorso, del Trofeo Gilera ... A parte questi meravigliosi viaggi, l’attività del presidente consiste nel coordinare l’attività dei vari SAI che, dopo la breve apparizione del SAI Venezia e del SAI Padova, funzionano bene per conto loro.
Ora anche il gruppo dei giovani del SAI Napoli comincia a mostrarsi agli appuntamenti, a conoscere e farsi conoscere.
Certo è che al SAI non abbiamo “amministratori delegati” tuttofare. Da noi lavorano tutti, il Presidente è lì con gli altri: qualche volta spinge il carro, altre volte è a rimorchio degli altri.

L'elenco dei Presidenti nazionali è abbastanza breve.

Agli inizi fu GIULIANO BABINI (1946-1955), che del SAI è stato ideatore, socio fondatore, atleta, trascinatore e dirigente. Io me lo ricordo perché quando costituimmo il SAI Bolzano, andammo apposta a Selva per chiedergli un parere su chi nominare Presidente: ci disse che il presidente doveva essere uno noi, che noi eravamo giovani e con molta voglia di fare, e non doveva essere un personaggio più importante, ma estraneo al nostro gruppo.
La regola è ancora valida!

Poi FRANCO BARBIERI SACCONAGHI (1956-1965). Era conosciuto perché era il papà di Lidia, che a quei tempi era nella squadra  azzurra di sci. Un po’ alla volta ho conosciuto il suo modo di stare al­ tavolo della premiazione del Concorso, attorniato da cuccioli rompiscatole - aveva una parola giusta per tutti, magari in tedesco per gli amici dell'ASCI di Innsbruck - ed ho avuto modo di apprezzare il resto del suo lavoro per lo sci universitario.

Seguì LEO CESCHI (1966-1969), del SAI Vicenza ma trentino di nascita, e mi viene subito alla mente un Concorso a San  Martino di Castrozza con 600 iscritti e il gruppo dei vicentini che, a notte fonda, preparava cartellini e ordini di partenza per fronteggiare la marea degli iscritti.
Con Leo diventano una tradizione le gite a Hochgurgl da Bruno Haid e i viaggi a Vicenza per cene e feste.

MAX DUBINI (1973-1974). Da qualche anno ha inalberato una splendida barba brizzolata che spicca dall'alto dei suoi 2 metri. È stato il motore del SAI Milano: per fortuna si occupa sempre del Concorso, anche se ora pensa molto ai "Super 40" (come atleta).

FRANCO MAGRINI (1970-1972) portò nel SAI l’efficienza del manager: riunioni col registratore, contatti con la FISI, le riunioni FISU in giro por l’Europa. Per alcuni anni fu il Presidente onnisciente; entrò poi nella FISU dove utilizzò la sua conoscenza delle lingue (inglese, tedesco, francese e russo e chi più ne ha più ne metta), ma rimase l'amico che, al Gilera 1978, batté a macchina di persona i comunicati per affrettare la premiazione.
Se Babini, Barbieri e Ceschi si sono un po' “liberati” dagli incarichi attivi, Magrini e Dubini sono, infatti, sempre al centro dalla vita del SAI.

GINO PRENNUSHI (1975-1977) del SAI Trieste.  Nonostante il cognome albanese, ha trascinato per anni il gruppo dei triestini, in attesa della crescita dei figli. Organizzò, praticamente da solo (alcuni bolzanini gli diedero man forte), un Trofeo ­Gilera a Piancavallo, senza sapere cosa fosse il Gilera e pur tuttavia mantenendone intatto lo spirito.
Organizza da anni i campionati triestini - Trofeo Tommasini - dove 500 partecipanti non sono una cosa eccezionale.

Poi GIANGUIDO ISOTTI (1978-1980) ... autore di questo articolo.

                                                                                                                                               Gianguido Isotti

NDR: a seguire Mario Agnoli, Paolo Agliardi, Al Melloni, Piero Antonini, Iaia Ercolani, Nanni Ceschi

 

INTERVISTA

Abbiamo rivolto a Liana Schapira alcune domande, eccole seguite dalle Sue cortesi risposte:

1) Adesso si parla tanto di “femminismo”, ma al SAI le donne hanno avuto un ruolo ed una squadra molto forte, in particolare quando in Italia lo sport non era molto sentito. Quale pensi ne sia la ragione?
«Secondo me il femminismo non c'entra, perché anche in tempi lontani non ho mai sentito un particolare condizionamento per il fatto di essere donna, e soprattutto nel SAI non mi sembra ci sia mai stata una diversificazione tra atleti e atlete.  Piuttosto che di un anticipo sui tempi, penso si tratti di un fatto ciclico che si verifica in tutti gli sport.  Allora avevate una squadra femminile fortissima, come oggi ne avete una maschile che è senz’altro eccezionale».

2) Il SAI ha introdotto da anni le classi per i “cuccioli” al fianco di quelle per età, lo consideri un fatto positivo?
«Effettivamente il SAI ha avuto il grande merito, senz’altro tra i primi, di spingere i ragazzini all'agonismo, stabilendo una continuità ed uno scambio di entusiasmo fra i giovani ed i meno giovani, creando così uno slancio giovanile che si esteso a tutte le età».

3) I tuoi tre figlioli, Alessandra ex “azzurra”, Lorenzo ed Edoardo fortissimi atleti, hanno vissuto col SAI anni bellissimi, quali differenze tra la tua epoca e le loro?
«Per me il SAI è stato la giovinezza, l'ambiente ideale dove esprimere la mia passione sportiva, dove trovare tanti amici e rivedere almeno una volta all'anno quelli lontani, dove fare delle gare in allegria e trasmettere questa passione ai miei figli.  Per loro, penso che l'appartenere a un Club serio, che offra la possibilità di svolgere l’attività agonistica in seno ad un’organizzazione efficiente dalla quale si sentono sostenuti, sia fantastico, e, direi quasi, oggi come oggi, che sono assai invidiati dagli altri Sci Club».

4) Quali fatti o personaggi legati al SAI ricordi con maggior piacere?
«Ricordo con nostalgia i vecchi Concorsi del SAI, le nostre matte serate e le tante tante sciate in neve fresca o fuori pista, magari a capitomboli. Apprezzo molto la decisione del SAI di immettere nuove e giovani leve nel settore organizzativo e nel Consiglio, decisione che si è dimostrata molto realista e che ha già determinato il fiorire di nuove iniziative. Mi auguro però che questa maggiore efficienza organizzativa non vada a discapito dello spirito allegro e amichevole che ha sempre caratterizzato il nostro Club.
Cosa c'è dietro l'angolo? Naturalmente il SAI».

 

È FINITA UN’EPOCA?

Nel settembre 1970, presentati dai soci Pezzani e Minoli, noi due Fraschini, Andrea ed Enzo, entrammo a ­far parte del SAI Milano.

Cercavamo nel grande Sci Club del capoluogo - noi poveri provinciali - la possibilità dì fare qualche gara universitaria in Italia e all’estero, ma non ­avremmo mai pensato di entrare in un ambiente così.
Nel SAI allora c’erano gli Stubenruss, i Donà, i Marini, ­i Michon, la Giovanna Albertini con l'inseparabile Anna Cambiaghi, ma già si ­affacciavano prepotentemente alla ribalta i due Melloni, il Giancola, il Volpe, Tito Cane e soprattutto il carabiniere Visonà, destinato a divenire il simbolo di quegli anni di gloria e di “sano casino”.
Sono stati anni di rinomanza, perché non ci fu gara cittadina o universitaria, che non fosse stata vinta, almeno una volta, da un atleta del SAI e ... anni di "casino" perché ... così è stato.

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Allora eravamo poveri di tutto, non possedevamo certo giacche e soprapantaloni, tute e maglioni come quelli che ci fornisce oggi il Pool del SAI: sono famosi in tutte le Alpi gli abbigliamenti estrosi di Alessandro Melloni e di Enzo Fraschini; il povero Giancola piangeva, inutilmente del resto, per avere un “formaggino” della MARKER, lusso concesso ai soli componenti del CUS Torino; per far quadrare il bilancio si viaggiava in otto per macchina e si era sempre alla ricerca di un pranzo o di un alloggio gratis.

Per molti di noi, purtroppo, questo è l'ultimo anno di un certo livello - per me e Visonà lo è già da quattro anni - e non avremo più molte settimane, ma solo qualche Week-end, per ritrovarci insieme.
In tutti questi anni siamo riusciti a conciliare il “casino” con i risultati, ma ciò oggi non sembra più possibile: o si va a letto presto (e non è un doppio senso alla Giancola) oppure non si vince. Qualcuno vinceva delle gare vomitando prima della partenza (alcolici ovviamente): è forse finita un'epoca?

Ai giovani l’ardua sentenza!

                                                                                                                                      Andrea Fraschini                                                                                                                                                                                                          

 

DE MARCONICA RES GESTAE

CUM ERAT CORRIDOR IN CALICE URBIS ET ORBISŒ  SAEPE PICCHIAVIT MAGNAS CRANIATAS, ET TUNC DUCES SCIVOLATORES POPULI LATINI EUM FORAM SQUADRAM ESPELLERUNT.
TUM TITUS CAIUS APERTUS MARCO  SIBI ALLENAVIT CUM S.A.L.G.Ž  OLIM SCI VOLANDUM, SEMPER BACCHUS VENERISQUE VENEIUSQUE SANCTISSIMI VENEHERANDO.
ET CUM INCIPERUNT BELLA UNIVERSITARIA  SEMPER VENIT, VIDIT, VICIT; ET PER BARBAROS LUCTUS FUIT.     DEBELLAVIT GALLOS, GERMANOS, HELVETICOS.
SED CARMINA TRIUMPHALIA NOS FACERE DEBEMUS A ELLO CUM ALLORUM COEPIT IN LUDIBUS UNIVERSITARIBUS.

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PAULUM CALAMITATUS  FUIT IN MAXIMA BELLA CIVILIA‘  SECUNDUM PER BIS CENTESIMOS ADRIVABIT, FELIS GATTICUS PLUS LUNGUS EST QUAM MARCONEM MAGNUM.
HODIE SE DELECTAT DEAMBULARE DIETRUM PULZELLAS, NULLUM DISDEGNANDUM QUALCHEM NECTARIS DEORUM BICCHIERINUM, ET CUM GAUDENTIBUS AMICIBUS VITAM TRANSEHERE.

TRATTO DAI “CARMINA CONVIVIALIA" DI ANONIMO ROVERETANO DEL 78 a.c.

NOTE

ŒCoppa del Mondo - Tito Caio (titoli onorifici) - APERTUS = Franco Marconi (vedi Campanini & Carboni) - ŽS.A.L.G.: Scivolosa Academia Latina Gens = nome arcaico dello Sci Accademico Italiano (sigla) - Gare Universitarie ( e non Bella ragazza universitaria!) - sfigato - ‘Campionati Italiani Assoluti (questo termine sarà inventato nel XX secolo.)

TITUS CAIUS APERTUS MARCO
Un classico esempio di Goliardia e di Spirito Saino allo stato puro

 

1972 - 1978

Quando Alessandro Melloni mi incaricò di scrivere una relazione sugli ultimi 5 anni di vita del SAI, non immaginai che, scorrendo ritroso i pochi appunti, le fotografie di quei periodi, le aride cifre delle classifiche che svelano i loro segreti solo agli addetti ai lavori, le emozioni che mi diedero quei ricordi fossero per ma qualcosa di così importante.
Sembra strano dover parlare di 'ricordi' per un periodo piuttosto recente nel tempo, eppure, essendo coinciso con la vita universitaria ormai terminate, ha in sé un qualcosa di ben definito e irrepetibl1e.

Nel I972, finita l'era del pullman, inteso come mezzo di trasporto per andare a fare le gare, eravamo un affiatato gruppetto di amici, oramai quasi tutti seniores e più o meno classificati, di cui facevano parte: Maurizio Samarelli, Cesare Ghò, Marco Levi, Pierlorenzo Ciceri, Alberto Rossi detto “mongo”, le sorelle Leto, Roberta Nicosia ed altri.

La stagione iniziava tradizionalmente con il Trofeo Campari a Bormio e, attraverso tappe classiche e famose come il Trofeo Gilera, il Bini a Folgaria (gara por specialisti del ghiaccio) ed il trofeo Regazzoni “gara da punti" adatta agli scivolatori, si arrivava al Concorso del SAI a Bormio, dove alcuni di noi erano stati inseriti nell’organizzazione.
Nell’occasione di queste importanti gare si incontravano i forti del SAI, facenti parte della Squadra Nazionale del SAI, mete irraggiungibili, ma indispensabili per la penalizzazione: Stubenruss, Melloni, Fraschini e la Vecchia guardia che ancora non si arrendeva: Travaglio, i Tagliabue, Pezzani, Michon, Hruska, ecc.

La stagione era finita bene, il nostro gruppo, praticamente la squadra seniore B, era rimasto compatto, in un arco di punti dai 70 alla 4° cat. zonale, per cui avremmo potuto partecipare insieme alle più importanti gare del calendario cittadini universitario,­ alla ricerca di punti da un lato, il che dava un certo senso all'attività ed al "sadismo" di partire­ sempre nelle ultime posizioni e nelle condizioni “estreme” che ciò comportava, ma soprattutto perché ci si ritrovava in un ambiente veramente simpatico e sportivo.

Incredibili in questo periodo erano i viaggi che si riuscivano ­a combinare attraverso tutta l'Italia, con condizioni stradali spesso proibitive. Le gare universitarie ei svolgevano, e si svolgono tuttora, durante la settimana: a quelle trasferte si aggiungevano quelle per le "cittadine" del sabato e domenica.
Più di una volta si è fatto il percorso da Bressanone o Piancavallo (Veneto, Trentino) a Pratonevoso o Sestriere (Liguria, ­Piemonte) e ritorno, le macchine sempre stracariche.

Il motivo dominante nel campo cittadino erano le battaglie tra la Squadra SAI e gli amici-rivali del Pennanera, Bricchetti. Guazzoni, Mazzoleni e compagnia, o ­quelli del CUS Torino, Giacosa, Fiora, Gonnet ecc.
Si partecipava tutti volonterosamente e la soddisfazione era grande quando si riusciva a fare il 3° tempo utile per la vittoria di squadra!
L’avvenimento centrale della stagione erano i Campionati Nazionali ­Universitari, e credo di non sbagliarmi dicendo che quelli svoltisi a Cavalese nel '73 e '74 resteranno negli annali a lungo.
Si da' il caso che nel '74 sia, in quel periodo, mancata la corrente elettrica in tutte la valle per due giorni, gli impianti non funzionavano, la sera mancava la luce e c'era il problema del tempo libero ...
Chiunque conoscesse un po' l’ambiente dello sci universitario può ben comprendere come e quanto ci siamo divertiti e quanta pazienza possano aver avuto gli abitanti di Cavalese!

­Il S.A.I. nel 1974 organizzò a Bormio, nell’ambito del suo Concorso Internazionale, i Campionati Europei Universitari in sostituzione delle Universiadi.
Fu una manifestazione ­riuscitissima, che ci ripagò dei notevoli sforzi organizzativi. Degna di nota fu la "polentata" orchestrata principalmente da Gigetto Lavizzari, in una baita in mezzo alle piste di Bormio 2000, dopo le prove della discesa libera. I forti del ­SAI, che fecero parte della rappresentativa ufficiale italiana furono Fraschini, i due Melloni e Giancola. Per l'occasione la giuria aveva concesso a Samarelli ed a me, in quanto organizzatori, di partecipare allo slalom gigante ... arrivai quartultimo, battendo Lichtensteinesi e Libanesi!

Nel 1975 fu riorganizzata la Squadra Nazionale del S.A.I. e potenziato il ­settore femminile. Attiva fu la partecipazione al circuito internazionale universitario mentre noi ... serie B svolgevano la solita attività nazionale.
La stagione terminò a Piancavallo col Concorso del SAI, affiancato per l’occasione al trofeo Gilera. La partecipazione straniera fu ottima, il tutto però rovinato da una pioggia fuori stagione.

Nel 1976 i miei ricordi ei perdono nelle montagne valdostane, dove ero sotto Naja con gli alpini.  Lo sci era di una tipologia tutta particolare - sicuramente con quella attrezzatura era meglio andare in salita che in discesa.
Smisi comunque di fare gare di sci attivamente e, tornato dal servizio  militare, scoprii che ero stato rieletto consigliere in contumacia e che nel S.A.I. stavano nascendo molte nuove iniziative.

Il merito di quel rinnovamento e di questa spinta andava al nuovo consiglio  direttivo del SAI Milano composto soprattutto da Fraschini, Melloni, Vitali, Schapira, Levi, sempre diretti e
guidati dagli indispensabili Max Dubini, Gigetto Lavizzari, Guido Parascandolo e coordinati dall’onnisciente "nostra Signora del S.A.l. la Signora Cappella".

Attorno a loro si formò un gruppetto di amici appassionati e in particolare Nicoletta Levi, Anna Paramithiotti, Pietro Pomello, i fratelli Vitali, Bongrani, Pestalozza, Gigina Lavizzari, Olga Sterzi e l'intramontabile Roberta ­Nicosia, che, assieme, permisero a quella mente vulcanica che era Alessandro Vitali di creare una fortissima squadra universitaria, aiutata da un Pool di ditte fornitrici di attrezzature e abbigliamento sportivo, come mai il S.A.I. aveva avuto.
E i risultati non mancarono. Per citare solo il più importante: 2 delle 3 medaglie d’oro alle Universiadi in Cecoslovacchia nel febbraio '78 le vinsero Iaia Ercolani del S.A.I. Roma nello slalom e Franco Marconi del S.A.I. Milano nella discesa libera!

Ma benissimo fecero, tra gli altri, Andrea Fraschini, quest'anno in squadra nazionale azzurra, e Paolo Visonà con Vittorio Bortolon, indimenticabili e fortissimi atleti e personaggi dell'ambiente Saino.

                                                                                                                                   Piero Antonini