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Attacchi per gli sci

Storia e sicurezza

Non so che età abbiate voi, e quando abbiate cominciato a sciare.

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Io ho cominciato con una staffa fissa davanti (puntale), a cui erano agganciate due cinghie di cuoio che tenevano un collare d'alluminio che veniva inserito in una scanalatura del tallone dello scarpone: il tallone non era completamente bloccato, la tecnica in voga era il telemark. Allora si sciava esclusivamente su neve non battuta (nessuno batteva le piste salvo i ragazzini o qualche volonteroso e gli sci erano, allora, privi di lamine), ma la “rotazione” la faceva da padrone. Le salite erano effettuate generalmente senza impianti, scaletta o spina di pesce. I più fortunati si potevano permettere lo slittone nelle stazioni più progredite (vedi articolo).
Le cinghie, anziché sulla staffa anteriore furono, in alcuni casi, agganciate ai lati dello sci a circa metà scarpa.

La tecnica si è modificò e le curve si effettuarono in massimo avanzamento (esasperato), quindi con trazione sulle cinghie e rotazione di tutta la parte superiore del corpo nel senso della curva. Gli sci, benché tenuti separati, tendevano ad essere paralleli.
Successivamente, sempre con una staffa anteriore fissa, al posto del collarino d'alluminio venne applicato alle cinghie un mollone da chiudere sempre con una leva sulla scanalatura del tallone dello scarpone.
In tutti questi tipi di attacchi, lo scarpone veniva trattenuto sulla staffa da due denti laterali sotto i quali si infilava il bordo della suola che era rinforzato, in corrispondenza dei denti, da rinforzi in ottone. In mancanza dei denti della staffa, che si perdevano facilmente, veniva utilizzata una cinghia di cuoio che  univa i due montanti della staffa stessa bloccando la punta dello scarpone.

Poi la leva posteriore e le cinghie vennero sostituite da un cavo(simile a quello dei freni di una bicicletta, per intenderci) ed una molla che veniva tesa da una leva fissata sullo sci anteriormente allo scarpone. La molla poteva essere posta o sulla scanalatura del tallone dello scarpone, o sul davanti (divenuta poi doppia e anche tripla) direttamente collegata alla leva; in questo secondo caso il cavo aveva un rinforzo in gomma sul tallone dello scarpone. Sui fianchi dello sci erano applicati dei ponticelli sotto i quali si faceva passare il cavo se si voleva avere il tallone fisso, oppure si faceva passare il cavo sotto la staffa ed il tallone risultava libero (ovviamente la suola dello scarpone doveva in parte potersi flettere).
Questo sistema fu poi perfezi
onato. Comparvero gli attacchi Kandahar e Zermatt, perfezionatisi successivamente con la sostituzione della staffa anteriore.

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Kandahar e “formaggino” Marker

La prima ditta a presentare un attacco di sicurezza fu la Marker con il famoso “formaggino”: consentiva lo sgancio dello sci in caso di rotazione forzata dello scarpone in caduta: si dovevano praticare due scanalatura verticali (distanza 2 cm) sulla punta della suola.

altAttacco Rouade
Quasi contemporaneamente a questo sistema venne impiegato, per qualche tempo l’attacco Rouade, che consisteva in una staffa anteriore fissa in tondino metallico e due grossi molloni
avvitati sullo sci posteriormente alla scarpa, che venivano fissati alla stessa con una cinghia di circa 80 cm.Questo sistema modificò in parte la tecnica della curva che veniva fatta sollevando e traslando le code che poi venivano richiamate dai molloni caricati durante l'avanzamento del corpo ed il sollevamento delle code degli sci.
Nel frattempo lo scarpone diventò a suola rigida e piatta, senza chiodi o denti.
Successivamente si passò alle "longues lanières". La staffa anteriore era fissa e lo scarpone veniva saldamente bloccato allo sci con una cinghia lunga oltre un metro e mezzo, avvolta e passata, con una precisa sequenza, attorno al gambaletto e entro i due anelli della staffa posteriore. Era l’attacco più performante: piede, scarpone sci un tutt’uno. Io mi ci ruppi due volte la gamba destra.
Finalmente si arrivò ai primi attacchi di sicurezza.
Un meccanismo, fondato essenzialmente su una molla ed una sfera di acciaio, dentro un cilindro, consentiva lo sgancio anteriore, mentre posteriormente lo scarpone era fissato con una cinghia (un po' più corta della "longue lanière" ) ad un piatto rotante, per cui il piede almeno poteva anche ruotare e non sottoporre quindi tibia e perone a pericolose torsioni. Purtroppo lo sci non si staccava del tutto – per via della cinghia - e spesso succedeva di beccarti una spatolata o una codata in faccia (per fortuna le lamine non erano dei bisturi come oggi).
Questo attacco non consentiva lo sgancio in trazione antero-posteriore e viceversa, per cui non poteva evitare del tutto le fratture di tibia e perone all'altezza del gambetto (il cosiddetto terzo inferiore).
Il problema fu risolto con una lunga evoluzione tecnica, che portò il congegno di sgancio anteriore alla possibilità di aprirsi sia in torsione che per sollevamento della punta dello scarpone (caduta all'indietro) ed il congegno posteriore all'apertura per trazione in avanti e svincolo dello sci. Successe così che si salvarono si molte gambe, ma lo sci liberato scivolava velocissimo in pista, “infilzando” qualche sfortunato sciatore a valle.
Fu così necessario inventare lo ski-stopper, divenuto obbligatorio su tutti gli attacchi.
Questo è il principio degli attacchi attuali, che oramai si differenziano di poco l'uno dall'altro, salvo per le bizzarrie dell'estetica, della moda e del perfezionamento tecnologico, e che voi tutti conoscete molto bene.

A questo punto vi chiederete quando ho cominciato a sciare: ho messo gli sci ai piedi la prima volta al “Campo Roma” a Collalbo sull’altipiano del Renon nel 1941: avevo sei anni.

PICCOLA MANUTENZIONE
La manutenzione dell’attacco è importante e abbastanza semplice. L’attacco dev’essere mantenuto pulito da tutte le impurità, quindi dalla polvere e dalle impurità, con un pennello e con uno straccio imbevuto di alcool denaturato. Possiamo anche usare prodotti lubrificanti che facilitano il lavoro di pulizia: ce ne sono diversi in commercio.
Tutti gli attacchi sono lubrificati a vita nel loro meccanismo interno, quindi non hanno bisogno di lubrificazione ulteriore.
Abbiate cura allora che l’attacco sia sempre ben pulito, trasportando gli sci, nelle trasferte, all’interno dell’automobile o sul tetto dentro una sacca o altro. Preoccupiamoci anche che le suole degli scarponi siano sempre pulite e non abrase o rovinate (camminate molto su asfalto o terra con gli scarponi?), perché la zona della punta (zona liscia) a contatto con il puntale può aumentare in modo notevole l’attrito e quindi lo sforzo per aprire l’attacco. Un attacco sporco e uno scarpone sporco e/o rovinato riducono drasticamente la funzionalità e la sicurezza.
Un attacco pulito, ben regolato e uno scarpone in ordine garantiscono la corretta sicurezza.

REGOLAZIONE
Gli attacchi sono un elemento fondamentale per la sicurezza dello sciatore e la loro evoluzione tecnica ha consentito una riduzione notevole delle fratture agli arti inferiori.
Alcuni consigli:
Ø  Se i vostri attacchi sono più vecchi di 5 anni, cambiateli. I nuovi modelli sono molto più sicuri.
Ø  Non risparmiate sugli attacchi, orientatevi sempre su quelli qualitativamente superiori (e più cari).
Ø  Scegliete l'attacco giusto per voi. Tutte le case propongono attacchi per tipi diversi di sciatori: principianti, intermedi, atleti. I modelli sono quindi progettati per sganciarsi con tipologie di utilizzo differenti. Un attacco di tipo race è troppo "duro" per un principiante e potrebbe non sganciarsi al momento giusto.
Ø  Fatevi consigliare dal negoziante, spiegandogli chiaramente che tipo di sciatore siete.
Ø  I numeri che compaiono sull'attacco sono i valori di taratura delle molle a norma DIN; più alto è il valore, più le molle sono in pressione, più alti sono i valori di sgancio.
Ø  Fatevi regolare gli attacchi da un centro specializzato all'inizio della stagione ( anche più frequentemente se sciate molto ), fornendogli i dati che vi richiederanno.

Se volete rendervi conto di cosa sono oggi gli attacchi, vi consigliamo di visitare i siti dei maggiori costruttori, che offrono una serie di filmati dove i vari componenti che compongono la sicurezza degli attacchi vengono fatti vedere in funzione.

Qui di seguito le nuove tabelle francesi AFNOR che indicano valori DIN differenti per uomini e donne, e tengono conto di una serie di fattori di compensazione basati sul profilo dello sciatore.

Fattori di Compensazione

PROFILO DELLO SCIATORE

CORREZIONI ALLA TABELLA

Principiante di + di 25 anni
Sciatore di + di 50 anni

Salire di 1 riga

Principiante bambino e giovane di -25 anni
Turista con poca forma
Buon sciatore di stile morbido e prudente

Nessuna correzione

Buon sciatore giovane con stile morbido e fluido
Turista con buona forma fisica

Scendere di 1 riga

Buon sciatore aggressivo

Scendere di 2 righe

Sciatore molto forte su terreni impegnativi

Scendere di 3 righe

Sciatore agonista

Scendere di 4 righe
Bloccare quasi al massimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Donne

Peso in Kg

Lunghezza suola scarponi in mm

<251

251/270

271/290

291/310

311/330

>330

Misura della scarpa

>33

34/35

36/38

39/41

42/44

>45

10/17

 

3/4

 

 

 

 

18/21

1

3/4

 

 

 

22/25

1

 

 

26/30

2

 

31/35

2

36/41

3

2

42/48

 

49/57

 

3

3

58/66

 

4

3

67/78

 

5

4

79/94

 

6

5

>94

 

 

7

6

 

 

 

8

7

 

 

 

10

8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uomini

Peso in Kg

Lunghezza suola scarponi in mm

<251

251/270

271/290

291/310

311/330

>330

Misura della scarpa

>33

34/35

36/38

39/41

42/44

>45

10/17

 

3/4

 

 

 

 

18/21

1

3/4

 

 

 

22/25

1

 

 

26/30

2

 

31/35

2

36/41

3

2

42/48

 

49/57

 

4

3

58/66

 

5

4

67/78

 

6

5

79/94

 

7

6

>94

 

 

8

7

 

 

 

10

8

 

 

 

11½

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10