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Leo Ceschi a Santa Croce - A cinque anni dalla scomparsa

 

 

 

 

A distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, lo Sci Accademico Italiano vuole ricordare uno degli amici più cari, storico socio fondatore nel lontano 1945, promotore di innumerevoli progetti e attività nell’associazione: il Conte Leo Ceschi a Santa Croce.

 

 

 

Leonida Leopoldo Ceschi, figlio del Conte Giovanni e della Principessa Luise Windisch-Grätz, nasce a Haasbach, in terra materna il 27 ottobre del 1918.

 

Il 4 ottobre 1950 a Montegalda sposa la Marchesa Maria Teresa (Mimina) Roi di quattro anni più giovane.

 

Vive la maggior parte della sua vita a Vicenza.  Molte delle vicende più importanti nascono nella Villa di San Bastiano, dimora un tempo della famiglia Fogazzaro di cui la famiglia Roi è diretta discendente; la villa fu bombardata dagli inglesi nella seconda guerra mondiale e ristrutturata con grande amore e continue attenzioni da Leo e Mimina.

 

Signora dai molti interessi, Mimina si occupa costantemente della Villa, ristrutturandone la cancellata e il giardino, si diletta di disegno e scrittura. Nasce nel 1997 “Ritratti in un paesaggio”, con un inedito bozzetto di Salvador Dalí, che soggiornò un mese nella villa paterna di Montegalda subito dopo la II Guerra Mondiale .

 

“…Nascosta, la Valletta del Silenzio si riempie, nelle chiare mattine e nei tramonti rosati, di suoni di campane. Nelle notti di luna sembra quasi offrirsi, argentea, coi neri profili di cipressi emergenti da lievi nebbie luminose, alle ville che riposano sul crinale del colle. Ed emana mistero e pace, ed un fascino struggente che stringe il cuore a chi parte e sembra chiamare con continua voce sommessa, chi è lontano…”

 

Con Mimina, Leo divide più di sessant’anni della sua vita, generando sei figli: Federico Antonio,

Alessandro Veriand “Alec”, Giovanni Battista “Nanni”, attuale Presidente Nazionale del S.A.I., Barbara, Gian Clemente e Maria Ludovica.

 

 

 

 

 

 

1945 Ceschi, Corsi, Crivelli, Nasi,
Palchetti, Babini.

 

 

Gilera Plose 1968: Leo premia una
giovanissima Patty Spadafora

 

 

Leo Ceschi fu uomo di sport, pilota automobilistico, forte sciatore.

Nel 1945, assieme agli amici Babini, Nasi, Palchetti, Crivelli e Corsi difese i colori italiani in Svizzera.

Conseguì ottimi piazzamenti in molte gare universitarie.

Nel 1959 e ‘60 entrò nell’albo d’oro del Trofeo del Barba, famosa gara di sci sulle piste del Monte Bondone. Recitava così la stampa dell’epoca: ” Al via sulla pista del Montesel si schierarono poco più di una trentina di concorrenti e tra gli stessi ebbe la meglio il conte Leo Ceschi, trentino di ceppo ma trapiantato a Milano ed in gara con la maglia del S.A.I. (Sci Accademico Italiano). Lo stesso discesista si ripeté l'anno successivo, conquistando il podio” .

 

Nel 1964, assieme a Ruggero Piovene e a suo fratello Andrea, a Gianni Capnist, Cesare Ferrante, Angelo di Valmarana e Piero Olivotto, creò il S.A.I. Vicenza. Ne fu il primo presidente e la sede, per molti anni, ubicò nel suo ufficio in piazza Duomo 5.

 

Dal 1964 al 1969 Leo fu Presidente Nazionale. Durante i due mandati organizzò i Concorsi Internazionali di Cortina d’Ampezzo, di Sestrières, di Brunico, di Macugnaga e di San Martino di Castrozza - 600 partecipanti! - dove si rappresentò uno dei nostri migliori Cabaret .

Inoltre, in collaborazione col CUS, progettò tre Trofei Gilera a Courmayeur (1964-1966), un successivo Gilera CUS+SAI a Sestrières (1967) e due gestiti solo S.A.I. a Bressanone-Plose (1968-1969).

Per sua volontà, l’8 novembre 1969, all'Assemblea Nazionale di Bassano del Grappa, fu rinnovata la Squadra Nazionale S.A.I., che regalerà al S.A.I. incredibili soddisfazioni.

 

La Famiglia - San Bastiano

alt

Una bella coppia - S. Bastiano

 

 

 

 

 

Così lo ricorda il figlio Alec.

 

«Papà era sempre un po’ il nostro eroe di bambini, dal suo ritorno dalla Haute Route di Chamonix, bruciato dal sole ma ammirato da Zeno Colò, alle sue mitiche vittorie sugli sci, dalle esibizioni di sci nautico, alle battute di caccia dove univa estrema precisione di tiro alla proverbiale eleganza di organizzatore e ospite impeccabile.

 

Ma qualche tempo prima che ci lasciasse, andò con la mamma a Lignano, per due o tre anni di seguito, a passare un soggiorno estivo in un albergo sul lungomare.

Un giorno, la mamma si era assopita in spiaggia e fu svegliata da un vicino che le disse: “Signora, guardi lassù, suo marito la sta salutando!”

E la mamma alzò gli occhi per vedere papà, attaccato con una fune a un motoscafo, librarsi in cielo sostenuto da un parapendio! La salutava con un gesto del braccio, con il suo cappellino bianco in testa, come se fosse la cosa più normale per un ultra ottuagenario da fare in una bella giornata di Luglio, al mare.

Lei furibonda gli urlò di scendere immediatamente, ma lui ovviamente non udì.

Mi confessò poi che si mise a ridere come non faceva da tempo e le s’inumidirono gli occhi.

Quell’anno papà regalò a noi figli la foto che lo ritraeva in quell’elevata situazione ed è per me sempre stata la prova di un lato del suo carattere che, seppur timidamente, non si lasciava facilmente convincere a trascurare la sua natura di bonaria eccentricità.

 

Il giorno del suo funerale, uscimmo dalla chiesa nel sole caldo della primavera vicentina ed io dissi alla mamma, sostenedola incerta sulla scalinata, “Ho visto papi in cielo attaccato all’ “aquilone” che ci salutava!”

“Ma certo” mi disse, convinta,”l’ho visto anch’io, poco fa. Ormai sarà sopra Monte Berico!”»

 

 

 

3 fondatori del 1945: P.Luigi Antonini,
Leo Ceschi, Rolly Marchi

 

E così Rolly Marchi.

 

«Con queste righe vorrei ricordare un mio caro amico, il conte Leo Ceschi a Santa Croce, spentosi a Vicenza all’età di novantuno anni. Leo, ultimo maschio di sette figli (cinque maschi e due femmine, delle quali l’unica ancora in vita è Isela) di una storica famiglia nobiliare trentina, non era per me solo un amico, ma con lui ho condiviso tante imprese sugli sci e in montagna. Intendo ricordarlo anche e soprattutto come eccellente sciatore: memorabile fu, infatti, una sua vittoria nel 1939 quando, sul monte Bondone, vinse uno slalom gigante battendo tutti, anche gli universitari della Lombardia e del Triveneto. Ricordo ancora quando, cantando l’inno al Trentino lo portammo in spalla dal traguardo fino alla premiazione alla piazzetta della Vaneze.

Aveva studiato al liceo Prati ma, subito dopo, era diventato, come il fratello Erni, pilota di caccia durante l’ultima guerra mondiale. In seguito era tuttavia tornato alla sua grande passione: lo sci e aveva fondato con alcuni vecchi amici, il S.A.I. (Sci Accademico Italiano) del quale per diversi anni era stato presidente della sezione di Vicenza.

E’ proprio qui che nel 1951 aveva sposato la marchesa Mimina Roi, dalla quale ha avuto sei figli.

Un momento felice risale alla festa per il suo 90º compleanno, durante la quale ci siamo ritrovati assieme ai suoi figli e a molti soci e amici. La ricordo come una splendida giornata con cori alpini e tanta allegria.

Ricorderò questo uomo e soprattutto amico sempre con grande affetto».

 

 

Hochgurgl 1968

 

1970 - S.Bastiano - premiazione tiro arco

 

Castel Katzenzungen - 40anni S.A.I. BZ

 

Così Gianni Dalmasso

 

«Lo conobbi l’anno della fondazione del S.A.I. Bolzano - Leo presiedeva da alcuni anni quello di Vicenza - in occasione di una visita a Giuliano Babini a Selva Val Gardena nell’autunno del 1966.

Fu lui che mi appioppò il soprannome di “palpaneve”, per il mio modo di sciare e di portare il bastoncino. Da allora ci frequentammo ogni anno durante le occorrenze saine, soprattutto quelle fantastiche del 1° maggio a Hochgurgl.

Suo il merito di avere consolidato il rapporto tra l’ASCI (Akademischer Schiclub Innsbruck) e il S.A.I., mantenendo vivi i contatti con Otto Lorenz, allora vice presidente dell’Ö.S.V e presidente ASCI, ma soprattutto con Bruno Haid, noto primario all’Universitätsklinik di Innsbruck ... Con Leo diventarono una magnifica consuetudine le gite a Hochgurgl da Bruno alla Wurmkogelhaus e i susseguenti obbligatori viaggi a Vicenza per il memento fotografico.

 

Voglio infine rammentare una sua passione nata a poco a poco, credo nota a poche persone. 

Leo Ceschi è stato uno dei più importanti collezionisti di “Volute” - le conchiglie, i coni, la casa del mollusco.  È stato ricordato recentemente, per la sua simpatia e per la sua competenza, dal Comitato del Museo Malacologico Piceno di Cupra Marittima, l’istituzione dedicata alle conchiglie più conosciuta al mondo con i suoi nove milioni di esemplari conservati. La Direzione ha voluto dedicargli la sezione delle “Volute” e, in occasione della cerimonia inaugurale del 5 giugno 2010, in memoria postuma, gli ha conferito il Premio Malacologia».

 

Il 25 ottobre 2008, a Villa San Bastiano, in occasione del suo novantesimo, Leo Ceschi volle assolutamente riunire attorno a se tutti i suoi cari e gli amici più fedeli. Fu festa grande, ma anche un po’ velata di melanconia: un fantastico traguardo di vita fu raggiunto. Cosa restava da desiderare?

 

Nel donargli il mio presente, gli dissi

«Carissimo Leo, novant’anni sono una bella meta per chiunque ma diventano straordinari se, come tu, li hai vissuti sempre da protagonista, con il sorriso sulle labbra e con la battuta pronta a risolvere qualunque situazione.

Novant’anni sono un tempo quasi infinito ma, ascoltandoti, sembrano un’entità astratta che passando può intaccare il viso ed il corpo ma mantiene immutati l’anima e lo spirito.

Di novantenni come te non ce n’è molti perché, nella stagione in cui tutti si preoccupano di ricordare e di raccontare le esperienze di una vita, tu senti invece ancora il bisogno di vivere, di scoprire cose nuove.

« Pan e cotoe » Elisir di lunga vita ? Auguri tanti, Leo ! Avanti così !

 

Leo Ceschi lasciò familiari e amici il 1 aprile 2010. Fu commemorato a Vicenza e sepolto a Trento nel mausoleo di Famiglia. Mimina morì l’anno successivo.

 

«Quel pomeriggio al cimitero di Trento, terminate le esequie della tumulazione, rivolti gli occhi al cielo, intimai con affetto e commozione: “Caro Leo, arrivato lassù, avrai l’incarico ufficiale di fondare la Sezione S.A.I. Paradiso. Raduna tutti i Soci presenti e prepara il terreno a quelli che verranno!”.

 

Vedasi anche  http://www.sciaccademicoitaliano.it/20110426102/Storia/libro-del-decennale-102/menu-id-316.html