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Storia

PREMESSA

“Lo Sci Accademico Italiano,  fortemente voluto e fondato da Giuliano Babini nel 1945, dopo un inizio ricco di successi e soddisfazioni, attraversò negli anni ‘47 e ‘48 un periodo nero.

Delle 14 sezioni iniziali  ne scomparvero tantissime, molti atleti universitari lasciarono l’associazione, ma al contempo  presero vigore il SAI Milano, il SAI Trieste ed il SAI Roma”.  (dal Decennale)

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Illy, Janesich, Salvador, Tommasini, Prennushi    
Prennushi, Bevilacqua, Janesich, Salvador, Tommasin

Dalla penna di Aldo Tommasini (Trieste 16.04.2010)

L’incipit del SAI Trieste risale alla fine degli anni ‘40 per merito di Enrico Terrile.
Ad una gara di fondo (era un bravo fondista) Terrile incontrò Giordano Vitali - uno dei fondatori del SAI cooptati da Babini - che lo catechizzò su di esso, sulle caratteristiche, sui programmi, sulla filosofia e quant’altro, invitandolo a creare a Trieste una sezione dello stesso. Enrico fu favorevolmente colpito e, rientrato a Trieste, si dette da fare contattando amici e conoscenti in ambito universitario, con interessi sportivi, suscitando una reazione interessata. A Trieste, città notoriamente sportiva, vi erano diversi Sci Club, alcuni risalenti al primo periodo postbellico (e forse prima). Fu dura fatica trovare dei soci. Riuscì a pescare qualche universitario ed, in quel periodo di “vacatio legis”, alla FISI volentieri accettarono l’ iscrizione del novello SAI, seppur a ranghi ridotti di 6/8 soci. Ricordo i nomi di quei primi tempi: Enrico Terrile, Gino Prennushi, Giorgio Salvador, Erny Illy, Silvio Bos, Giorgio Bevilacqua, Manlio Finzi, Collamarini, Ragusin, Fano, Janesich, ed il sottoscritto.

Partecipammo ad alcune gare per farci conoscere nell’ambiente sportivo locale. Come le nespole, anche noi lentamente maturammo, i Soci aumentarono in progressione “aritmetica” riuscendo ad oltrepassare lo sbarramento FISI. Come SAI avevamo partecipato nel 1955 ad una importante manifestazione, il Trofeo “Monte Canin”, gara sci alpinistica a squadre di fondo, salita e discesa, aperta anche ai cittadini. Arrivammo secondi con Terrile al fondo, XY alla salita e Tommasini alla discesa.

Particolare curioso, Terrile aveva iscritto “pro tempore” al SAI Trieste un Cap. maggiore degli Alpini, conosciuto in allenamento; di mestiere faceva l’ambulante, girando  con un triciclo a pedali il Friuli e l’Isontino: aveva gambe da vendere! Aumentò la nostra presenza alle gare in regione ed aumentarono i Soci. Fummo accolti ufficialmente nel SAI, trovammo una sede, una stanza vicina allo studio Bevilacqua. Costituimmo un organico degli atleti in varie classi, come il SAI Milano.

I Campionati Triestini erano scomparsi da diversi anni e decidemmo di riprenderli in mano. Creammo il “Trofeo SAI Tommasini Sport” - avevo inaugurato da poco il mio negozio di sport - che ebbe negli anni a seguire un successo sempre crescente. Arrivammo ad avere un totale di seicento iscritti e più. L’organizzazione fu merito di Gino Prennushi, nuovo Presidente. Replicammo per 17 anni. Il Trofeo Tommasini divenne una festa della neve, portandovi tra atleti, dirigenti, fidanzati, parenti vari, in qualche edizione più di tremila persone!

Il resto è storia.

Giorgio Bevilacqua

Una vita tra montagna e professione forense
Classe 1921.
Indomito, brillante... anche irruente se necessario, amava profondamente la vita in ogni sua essenza.
Socio storico del S.A.I. Trieste.

Amava la patria e la montagna che, oltre alla professione forense e alla famiglia, abbraccerà per tutta la vita con amore,dedizione, senso del dovere e del servizio.

A dieci anni, da Venezia si trasferisce a Trieste. Arruolato nel Corpo degli Alpini, ufficiale, ottiene la nomina a sottotenente alla Scuola Militare Alpina di Aosta. Presta servi-zio al Battaglione Vestone. L'otto settembre 1943 lo coglie a Ollomont in Valpelline per un corso roccia di specializzazione; il suo diretto superiore è Ettore Castiglioni. Sono 40 ufficiali e sottufficiali, tutti alpinisti di alto livello. Decidono autonomamente di aderire alla resistenza, costituiscono la "Banda del Berio". In considerazione dell'impervietà della montagna e delle loro capacità, sono imprendibili,anche se la valle è occupata dai tedeschi. Svolgono un'importante attività, non combattendo, ma aiutando ebrei e perse-guitati politici a rifugiarsi nella confinante Svizzera, attraverso percorsi di monta-gna a loro ben noti... anche rocambolescamente.
E’ un periodo della sua vita che ricorderà sempre per l'aiuto disinteressato offerto a chi ne aveva bisogno:tra questi... Luigi Einaudi e donna Ida. Riesce a ritornare a Trieste... aderisce al Cvl. E’ volontario della libertà... vive in pieno i 40 giorni dell'occupazione dei soldati di Tito. Si occuperà sempre dell'italianità e della relativa salvaguardia della maggioranza in queste terre,seguendo attentamente lo scottante argomento delle minoranze. E’ presidente del comitato per le onoranze ai Caduti delle foibe. Nello spirito di solidarietà,altruismo, rispetto dei diritti, come sempre con senso del dovere. Professionalmente, alla fine del conflitto si laurea in giurisprudenza in soli tre anni, inizialmente assistente volontario, è autore di dieci pubblicazioni di diritto societario, urbanistico, sportivo; rinuncia alla carriera universitaria per abbracciare quella di libero professionista, con grande energia e professionalità. Sportivamente, realizza i primi campionati cittadini di sci... chi ricorda i camion attrezzati... per dieci anni è presidente dello Sci Accademico Italiano, avvia i giovani alla vita sportiva e all'amicizia che produce. E’ agonista di buon livello, si piazza sempre ai primi posti al campionato dei magistrati e avvocati, anche in tempi recenti.

Ha la montagna nel sangue, passione che trasmette a tutta la famiglia e che cerca di conciliare con il lavoro. Entra nel sodalizio Dsi, coniugando la sua professione con le problematiche della montagna. Lascia la figlia Laura, avvocato a Milano, con la nipote Giorgia, e il figlio Fabrizio, che è tra l’altro maestro di sci.